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Scopri come risparmiare fino al 50% per gestire la maggior parte dei dati aziendali

By Gianni Sambiasi, SUSE Territory Manager Italy

Ormai, assistiamo a una proliferazione dei dati inarrestabile. Basti pensare a quella debordante quantità di informazioni che produciamo ogni istante tramite le nostre interazioni sui social network, le mail, i video dei sistemi di sorveglianza, i contenuti multimediali che ogni giorno condividiamo sui molteplici canali digitali a nostra disposizione, l’internet banking, l’e-commerce…  Tutto ciò che l’uomo digitale fa produce una moltitudine di dati che ogni giorno cresce inesorabilmente.

IDC ha stimato che entro il 2020 ci sarà una crescita dei dati pari al 5000%, un fenomeno strabiliante, che ben rappresenta il mondo interconnesso e a trazione digital in cui viviamo.

In questo scenario in cui anche i processi di business delle aziende sono in rapida evoluzione sotto la spinta di fenomeni distruptive come la digital transformation, la necessità di archiviare l’enorme mole di dati che si producono ogni secondo diventa sempre più fondamentale sia per il presente che in prospettiva.

Però, non tutti i dati aziendali hanno la medesima importanza e quindi possono essere trattati diversamente. Una recente analisi di Horison Information Strategies, analisti specializzati in questo segmento, dimostra come, in realtà, l’80% delle informazioni aziendali faccia parte di tipologie per cui non è così indispensabile utilizzare sistemi di storage di tipo tradizionale. Solo il restante 20% è composto da quelle informazioni talmente strategiche e sensibili che vanno trattate con sistemi di storage più costosi.

Ma non solo. Secondo IDC, la quantità dei dati delle fasce meno pregiate (quindi l’80% di cui sopra) cresce addirittura del 40% all’anno, mentre il costo dei sistemi di storage tradizionali diminuisce solo del 20%. Questo gap tra volumi di dati e costo di archiviazione cresce anno su anno, diventando insostenibile per molte realtà. Ed è proprio qui che lo storage cosiddetto “software defined”, utilizzando hardware industry standard x86, è la scelta vincente.

In primis dal punto di vista economico, consentendo di risparmiare fino al 50% rispetto ai sistemi tradizionali, ma non solo, perché la soluzione di SUSE garantisce flessibilità, apertura e scalabilità, da un sistema a single – app ad uno da multi-petabyte.

SUSE Enterprise Storage, è oggi una delle soluzioni basata su Ceph (il progetto Open Source più maturo in quest’ambito), che permette di connettere qualsiasi sistema operativo e hypervisor, non sono Linux, ma anche Windows, Unix e VMware.

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C’era una volta solo lo storage di lusso, ma si stima che nei prossimi 3 anni oltre il 70% dello storage sarà gestito da soluzioni software-defined, di gran lunga meno costose. L’esplosione dei dati può sembrare preoccupante, ma l’orizzonte è sereno.

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Category: Software-defined Storage, SUSE Enterprise Storage
This entry was posted Monday, 14 November, 2016 at 10:02 am
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